Come viene stabilita la classificazione degli additivi alimentari?

Julie
Aggiornato il 29/1/26 da Julie

Un additivo è classificato in rosso (a rischio) 🔴 su Yuka quando rispetta tutti e tre i seguenti criteri:

Effetti gravi sulla salute

L’additivo in sé o i contaminanti potenzialmente presenti nell'additivo in questione sono associati a effetti gravi sulla salute. Sono considerati gravi gli effetti che possono aumentare in modo significativo il rischio di patologie croniche o severe, come il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2, oppure una tossicità che colpisce uno o più organi bersaglio (ad esempio pancreas, fegato o reni). Rientrano tra gli effetti gravi anche le alterazioni biologiche o metaboliche complesse, come disfunzioni del sistema endocrino, riproduttivo o nervoso, disturbi dell'attenzione e del comportamento, o danni al DNA.

Livello di evidenza elevato

Il legame tra l’additivo e i suoi effetti tossici si basa su prove scientifiche solide provenienti da:

  • una classificazione ufficiale da parte di un'autoritĂ  di riferimento (CIRC, ECHA, ANSES, ecc.) e/o
  • un insieme di evidenze scientifiche convergenti ottenute attraverso diversi approcci metodologici complementari (studi su animali, test in vitro, studi epidemiologici, ecc.).
Esposizione stimata a rischio

In condizioni di consumo realistiche, l’esposizione stimata del consumatore può raggiungere o superare i livelli considerati preoccupanti per la salute, oppure lasciare un margine di sicurezza insufficiente. La valutazione tiene in conto in particolare dei seguenti aspetti:

  • la concentrazione stimata dell’additivo nei prodotti,
  • la frequenza e le quantitĂ  di consumo di questi prodotti all’interno di un’alimentazione abituale,
  • l’accumulo delle esposizioni dovuto alla presenza dell’additivo in numerosi prodotti di uso comune,
  • i diversi profili di popolazione (neonati, bambini, adolescenti, adulti, donne in gravidanza, anziani).

Il livello di esposizione è considerato preoccupante per la salute quando si osserva almeno una delle situazioni seguenti:

  • possibile superamento della Dose Giornaliera o Settimanale Ammissibile (DGA, DSA, ecc.) stabilita da un’autoritĂ  di valutazione del rischio (come EFSA o JECFA),
  • superamento di un livello di rischio evidenziato in uno studio con alto grado di evidenza scientifica secondo gli standard tossicologici stabiliti da enti ufficiali come CIRC, JECFA, EFSA o INERIS,
  • assenza di una soglia di esposizione considerata sicura per la salute. Questo vale in particolare per sostanze con potenziale genotossico, per le quali anche un’esposizione molto bassa può teoricamente causare effetti nocivi. In questi casi, le autoritĂ  che si occupano di valutare i rischi raccomandano di ridurre l’esposizione al livello piĂą basso possibile, poichĂ© non è possibile stabilire scientificamente una soglia di sicurezza, cioè un livello al di sotto della quale l'effetto nocivo non si manifesta.

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Un additivo è classificato in arancione (rischio moderato) 🟠 quando uno dei criteri precedenti non è pienamente soddisfatto. Ad esempio, i dati scientifici disponibili possono essere insufficienti per raggiungere un solido consenso, pur in presenza di un potenziale effetto nocivo preoccupante per la salute. Allo stesso modo, l'esposizione tramite la dieta può essere considerata significativa, senza però raggiungere livelli ritenuti particolarmente critici o tali da superare una soglia di rischio per la salute.

Un additivo è classificato in giallo (rischio limitato) 🟡 quando gli effetti sulla salute sono considerati meno preoccupanti, come disturbi digestivi, potenziale allergenico, possibile contributo al sovrappeso o effetto moderato sul microbiota intestinale. Un additivo rientra in questa categoria anche quando l'effetto indesiderato che si osserva è significativo, ma il livello di evidenze scientifiche resta insufficiente. In questi casi, si considera che il rischio è sospettato, non dimostrato.

Un additivo è classificato in verde (nessun rischio) 🟢 quando è considerato sicuro per la salute umana alle dosi comunemente utilizzate negli alimenti, sulla base delle evidenze scientifiche attualmente disponibili.

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